Come sopravvivere al dating secondo il galateo 

Il dating secondo il galateo.

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Il dating contemporaneo ormai è una giungla: se entrare in contatto con persone nuove non è mai stato così facile, creare una connessione vera non è mai stato così complicato. Il motivo? Secondo alcuni è tutta colpa delle app di dating, che ci portano a navigare tra chat infinite, situationship allo sbaraglio e relazioni che iniziano e si dissolvono nel nulla, senza che nessuno dica una parola. Sebbene le possibilità siano infinite, quando mancano responsabilità, struttura e chiarezza ci si muove alla cieca. Ecco perché il galateo, oggi, può essere un vero e proprio strumento di sopravvivenza al dating. Non solo per fare una figura migliore, ma anche per evitare danni prevedibili e cuori spezzati.

Il dating secondo il galateo.

Tutto inizia da noi stessi

Partiamo dalle basi. Pretendere presenza, attenzione e intenzioni chiare senza essere disposti a offrirle è uno dei grandi cortocircuiti relazionali del dating contemporaneo. Dunque, prima di chiederci “chi voglio trovare?”, è sempre meglio avere le idee chiare su cosa stiamo mettendo sul tavolo. Ergo, il dating non un’estrazione alla lotteria settimanale, ma implica sempre uno scambio, anche quando è romantico.

Onestà, innanzitutto

Prima regola fondamentale: se vogliamo sincerità, dobbiamo essere i primi a praticarla. Non c’è nulla di male nel cercare qualcosa di specifico, che sia una relazione seria, il matrimonio, un flirt leggero o persino un’avventura di una notte. La parte problematica non sta nei nostri desideri, ma nella mancanza di chiarezza. Quante volte ci è capitato di dire (o ricevere) il classico “vediamo come va” quando sappiamo perfettamente di non volerci coinvolgere. Ecco, più che prudenza, è una forma malsana di convenienza.

Indecisione cronica

Un altro fenomeno tipico del dating contemporaneo è l’indecisione cronica: presenza intermittente, entusiasmo a giorni alterni, nessuna direzione chiara. Del tipo: oggi ti amo, domani non lo so. Sebbene l’ambiguità venga spesso scambiata per profondità emotiva, in realtà è soltanto confusione. Secondo il galateo, se non sappiamo cosa vogliamo, abbiamo il diritto di prenderci del tempo per capirlo, ci mancherebbe. Ma nel mentre, ciò non ci dà automaticamente il diritto di occupare lo spazio emotivo di qualcun altro. Si sa, tenere “in sospeso” può essere molto più crudele di una chiusura netta.

Il dating secondo il galateo.

Ghosting

Sparire senza spiegazioni ormai è all’ordine del giorno: conversazioni lasciate in stand by, messaggi visualizzati senza risposta, chat che cadono nel silenzio più assoluto. Chi pratica il ghosting rifugge la comunicazione e chi lo subisce rimane impotente con i suoi mille “perché?”. Se il rispetto verso l’altro è alla base del galateo, e delle relazioni umane, optare per un chiaro “mi spiace, non credo sia la cosa giusta per me” è decisamente la scelta migliore. L’unica eccezione legittima è il percepito pericolo: quando qualcuno ci spaventa, è aggressivo o ha comportamenti manipolatori allora interrompere il contatto senza spiegazioni diventa una forma di tutela, non di maleducazione.

Entusiasmo sproporzionato

C’è poi chi parte subito in quarta: intimità accelerata, confidenze premature, progetti condivisi prima ancora di conoscersi davvero. Tutto questo entusiasmo può sembrare estremamente romantico. Ma, si sa, andare a mille costringe a frenate brusche, che raramente sono indolori. Come suggerisce il galateo, anche nelle relazioni ci vuole misura. Piuttosto che puntare sull’intensità immediata, meglio dimostrare interesse autentico con continuità.

L’eterno ritorno

Sentire la mancanza di qualcuno è lecito, ripiombare nella sua vita dal nulla anche no. Messaggi “solo per sapere come stai” quando l’altro è già andato avanti, ricomparse improvvise dopo mesi di silenzio, like tattici piazzati per attirare l’attenzione non fanno altro che riaprire porte chiuse da tempo. Chi se ne va deve perlomeno essere coerente con la sua scelta e assumersene le conseguenze. Così come chi la “subisce” farebbe bene a ricordarsi che non tutto ciò che ritorna merita una seconda possibilità. Del resto, come si suol dire, “la minestra riscaldata non è mai buona”.

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