Galateo nei negozi: buone maniere per i clienti

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Il galateo nei negozi può essere visto sia dal lato cliente che dal lato venditore. Un po’ di bon ton da entrambe le parti renderà l’esperienza dello shopping il più gradevole possibile. E se proprio non filasse tutto liscio, il galateo offre saggi consigli per districarsi nelle situazioni meno piacevoli. Iniziamo dunque a vedere le cose dal lato cliente, e vediamo come comportarsi quando si entra in un negozio.

Come prepararsi quando si va a fare shopping

Come sempre, il bon ton è un po’ conoscere le regole, un po’ arrivare preparati.
Per questo, quando si esce a fare shopping, è opportuno vestirsi in modo decoroso.

Un suggerimento sottovalutato, se si intende fare shopping d’abbigliamento, è quello di scegliere capi facili da mettere e togliere: questo per ridurre i tempi d’attesa nei camerini, sia nel caso in cui ci siano altre persone in coda per la prova, sia che la venditrice sia fuori dal camerino in attesa di prestare aiuto. Attenzione: vestirsi con indumenti facili da togliere e mettere non significa dare il via libera alla tuta solitamente indossata il venerdì sera sul divano guardando un film…
Seguendo il galateo nei negozi, eviteremo quindi camicie con settecento bottoncini, stivaletti allacciati, abiti con una zip posteriore che difficilmente riusciremo a gestire in autonomia.

A chi invece ama darsi allo shopping come momento “coccola”, ricordo che per quanto sia bello uscire truccate di tutto punto … non è una mossa saggia quando si va in giro per negozi, soprattutto se si ha in programma di provare dell’abbigliamento.

Fondotinta e rossetto rosso sono l’incubo di tutte le venditrici perché rendono estremamente probabili spiacevoli incidenti in fase di prova. Macchiare gli abiti che si stanno provando può capitare, ma non dovrebbe succedere: nel caso, è obbligatorio avvisare la venditrice dell’incidente, e per prevenire, se si indossa il trucco, è opportuno chiedere se il negozio dispone dell’apposito foulard con cui coprire il viso a scopo preventivo.

Buone maniere quando si entra nei negozi

Per prima cosa, si saluta quando si entra. Sì, è vero: dovrebbe essere il personale a salutare per primo. Ma io sono dell’opinione che è meglio non star troppo a sindacare: un saluto non costa nulla, e di certo ci posiziona come persone gentili e attente ai particolari.
Questo vale anche nei grande magazzini affollati, c’è sempre qualcuno del personale in prossimità dell’ingresso, ed è buona educazione secondo il galateo nei negozi salutare sempre, sia quando si entra che quando si esce, almeno con un cenno, ancor meglio con un Buongiorno/Arrivederci.

Se si approfitta di una giornata di pioggia per dedicarsi alle compere, l’ombrello va lasciato all’ingresso, senza se e senza ma, per evitare di sgocciolare sui pavimenti: molti store ora offrono dei sacchetti di plastica in cui infilare il parapioggia bagnato, proprio a questo scopo. Certo non  sono accessori eleganti, ma qualche volta la funzionalità deve pur avere la meglio.

Una buona abitudine è annunciare le proprie intenzioni: sia che si tratti di una ricerca precisa (avrei bisogno per favore di un cardigan blu, cosa potete propormi?) sia che invece desideriamo solamente guardarci intorno (vorrei soltanto dare un occhiata, grazie!). Personalmente, amo portare mia figlia in negozi molto belli (per esempio, da Tiffany) dove ho sempre la premura di annunciare alle venditrici che il nostro è un viaggio-studio.

Se individuiamo qualcosa che ci piace, sarebbe meglio non ricorrere al fai da te, rischiando di far crollare la pila di magliette per trovare la taglia giusta, ma chiedere sempre al personale un aiuto per prendere il capo e andare a provarlo. Ovviamente questa indicazione dipende in larga parte dal tipo di negozio in cui ci troviamo: molti store del fast fashion sono assolutamente self-service… Ma nei negozi indipendenti e nelle boutique rivolgersi alle venditrici è un modo certo per valorizzare il loro ruolo.

Come detto anche più sopra, se provando un capo lo si danneggia, appunto con una macchia di trucco oppure si strappa la fodera o si stacca un bottone, è obbligatorio farlo presente al personale. Restituirlo facendo finta di nulla, e sperando che nessuno si accorga di niente è semplicemente inaccettabile.

Se si hanno con sé borse o zaini ingombranti, è opportuno chiedere di depositarli (anche questo però dipende molto dal tipo di negozio). Oltre ad avere le mani libere, questo ci aiuterà a prevenire incidenti evitabili: a molte sarà capitato di urtare inavvertitamente qualcosa con la maxibag a spalla. Se si tratta di una pila di maglioni poco male, ma auguro che non accada mai con un servizio di piatti in porcellana.

Quando ci si relaziona con il personale, sarebbe opportuno usare sempre il lei, ma anche qua, come sempre, dipende: ci sono negozi in cui i venditori sono giovanissimi e il contesto del negozio è molto informale, pertanto usare il lei in questi casi potrebbe apparire un affettazione. Come sempre, dovrebbe essere il buonsenso a prevalere.

Non c’è niente di male a fare una foto del capo da mandare alle amiche, o da tenere per riflettere con calma a casa: per correttezza però va sempre chiesto il permesso al personale prima di scattare.

Cosa non fare in negozio

Assieme alle cose da fare, c’è anche una (piccola) lista di comportamenti che sarebbe opportuno evitare.
Innanzitutto, non si entra nei negozi (o altrove)  mangiando e bevendo: è ammessa solamente l’acqua. Questo vale anche (soprattutto!) se abbiamo bambini: aspettiamo che il piccolo finisca il suo cono gelato per strada, e solo dopo entriamo a fare compere.

Ugualmente poco educato entrare nei negozi parlando al telefono, inaccettabile invece tentare di interagire mentre si ha in corso una telefonata. Si assiste spesso a gente che pretende di pagare mentre è al telefono con qualcuno: ma davvero vi sembra un comportamento rispettoso?

Un’altra accortezza nei confronti del resto del mondo è evitare di provare alcunché nelle giornate molto calde, se si è sudati. Suppongo che non sia necessario che spieghi il perché.

Infine, dovrebbe essere scontato, ma siccome non è così ricordiamolo: il personale va trattato con rispetto. Venditrici e venditori non sono i nostri schiavi: certo, sono lì per servirci, ma questo non significa che debbano infilarci le scarpe ai piedi, rispondere a richieste assurde o tollerare modi men che cortesi. 

Se chiedere un prezzo in un negozio è sempre consentito, è invece decisamente poco elegante commentare il valore a cartellino (certo che è caro per essere poliestere) o denigrare la merce presente in negozio (non posso credere che sia made in china!). Se non si gradisce, basta semplicemente non comprare.

Mai, invece, avere timore a domandare maggiori informazioni, o ad esternare i propri dubbi.
Dire: non lo so, non mi convince è del tutto legittimo, e un per un bravo venditore sarà un’occasione di dialogo, non una minaccia.

Tornando ai comportamenti da evitare: non si dovrebbero provare i vestiti al di fuori dei camerini. So che la tentazione è forte quando c’è mezz’ora di coda per provare una semplice maglietta… Ma no, no, no.

E per restare in tema di file… evitiamo di occupare i camerini per secoli in modo da non peggiorare la situazione. Le sessioni di prova con le amiche sono accettabili giusto per le quindicenni, e possibilmente al di fuori dei momenti di maggiore traffico in negozio.

Evitiamo, infine, di richiedere sconti, a meno che non ci sia una ragione evidente (ad esempio ultimo capo disponibile, a cui però manca un bottone). Vale la pena ricordare che in molte grandi catene, tra l’altro, chi sta in cassa non ha nessun potere decisionale su questo aspetto, quindi non potrebbe venirci incontro nemmeno se lo desiderasse.

E con questo, concludiamo questo breve e certamente incompleto excursus: la settimana prossima ci dedicheremo allo stesso argomento… visto però dalla parte del venditore.

Se ti interessano questi temi, è uscito il mio libro “Bon Ton Pop”

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