Galateo dei cappelli da signora: i dettagli del bon ton che non conosci

Argomenti del post

“L’educazione di una donna consiste in due lezioni: non lasciare mai la casa senza calze, non uscire mai senza cappello”. Questa massima illuminata appartiene a Coco Chanel e, lasciatemi dire che, non è un caso se a proferire ciò è proprio l’icona di stile per eccellenza. Se oggi la consuetudine all’utilizzo di un accessorio come il cappello è diventata più un’esigenza funzionale che un complemento indispensabile dei nostri outfit, questo non significa che non esistano più delle regole di bon ton per regolare l’uso di questo accessorio. Quindi, che tu decida di indossarlo per un matrimonio, in spiaggia o per partecipare al Royal Ascot, non importa: ecco tutti i dettagli che non sai sul galateo dei cappelli da signora.

Breve storia dell’uso dei cappelli per signore

Giovane donna in una barca, o riflessioni, 1870 circa - James Jacques Joseph Tissot
Giovane donna in una barca, o riflessioni, 1870 circa – James Jacques Joseph Tissot

Il cappello è stato nei secoli passati un elemento indispensabile del guardaroba di ogni donna. Il suo utilizzo era certamente funzionale (proteggere il capo dai raggi solari e i capelli dallo sporco) ma anche indiscutibilmente sociale. La presenza o meno sul capo di una signora, unitamente alla sua foggia, poteva dire molto sulla sua classe sociale, ricchezza e anche condizione affettiva (nubile, sposata o vedova).

Inoltre non è un caso se l’utilizzo di determinate fogge di cappelli era strettamente connesso all’ingresso in società di una ragazza. Una giovane in età da marito e di indiscutibile rettitudine morale non avrebbe mai mostrato il capo scoperto in pubblico. Questo anche perché la chioma femminile è sempre stata un elemento di fascino e seduzione. Non è un caso, infatti, se ancora oggi le donne appartenenti ad alcune fedi religiose non abbiano il permesso di mostrare i capelli al di fuori delle mura domestiche, soprattutto se sposate o in età da marito.

Regency-Fashion-Plate-GraphicsFairy-sm
Moda Regency

Fatte queste premesse, c’è da dire che il cappello come accessorio in sé nasce solo nel Quattrocento e vede la sua massima diffusione in epoca Regency dove entra a far parte di un vero e proprio fenomeno di moda e insieme ad essa si evolve nell’arco dei decenni fino ad approdare ai primi del ‘900. A determinare un cambiamento epocale del suo utilizzo saranno le Guerre Mondiali, soprattutto la seconda, per vedere un arresto nel suo uso di massa intorno agli anni ’50. Sarà proprio negli anni ’60 che l’uso del cappello diventerà simbolo di eleganza e di una classe elevata.

Oggi i copricapo femminili hanno più una valenza funzionale. Tuttavia resistono strenuamente alcune occasioni nelle quali l’uso del cappello è una scelta di stile in grado di fare la differenza. Per questo è indispensabile conoscere le giuste regole di galateo che ci faranno sentire a nostro agio in qualsiasi circostanza.

Galateo del cappello per signore: le regole fondamentali del bon ton

Kate Middleton – Fonte Instagram

Partiamo dal presupposto che il galateo del cappello per signore si discosta parecchio da quello maschile. Se gli uomini sono tenuti a togliere il cappello in svariate occasioni (la maggior parte per la verità), al contrario le donne sono invitate a tenere i propri capi coperti in tutte le occasioni nelle quali lo vogliano o sia ritenuto necessario.

Il cappello è quindi consentito in chiesa, al cinema, a teatro e a tutti gli eventi pubblici. Le norme del bon ton in questo caso riguardano più la foggia che la presenza in sé.

Non è educato indossare cappelli nelle circostanze sopra indicate se questi, con il loro volume,  creano intralcio alla visuale altrui o se in generale sono di impiccio, soprattutto in presenza di luoghi molto affollati.

Allo stesso modo è consentito tenere in testa il cappello a tavola ma solo se non appartiene a modelli sportivi e ci troviamo a un matrimonio o in un ristorante. Se siamo invitate o ospiti di una cena informale a casa, il cappello va tolto appena si varca la soglia o lasciato direttamente nel guardaroba.

Nina Leen, 1954
Nina Leen, 1954

Inoltre è contro l’étiquette indossare il cappello sul luogo di lavoro, meglio appenderlo all’ingresso insieme al capospalla. Stesso discorso per i cappelli da pioggia e i cappelli sportivi come i berretti con visiera o in lana. Tutti questi accessori sono banditi in luoghi chiusi e a tavola.

Fatte queste dovute eccezioni, per rispondere alla domanda “Quando è lecito che una signora tolga il cappello?” la risposta definitiva è fornita dal creatore di Downton Abbey: Julian Fellowes. Secondo questa autorità indiscussa del bon ton inglese, l’unica risposta accettabile per una signora che si rispetti è “dentro la sua camera da letto”.

E adesso un’ultima norma di étiquette: i baci. Se ad eventi esclusivi come l’Ascot Garden Party non vi capiterà mai di vedere Kate salutare gli invitati con un bacio, la stessa regola si potrebbe applicare a tutti gli eventi formali nei quali si indossano cappelli dalle dimensioni importanti. Meglio evitare del tutto effusioni, piuttosto che ritrovarsi a “baciare l’aria” o, peggio, vedere il nostro copricapo volare via.

Galateo del cappello ai matrimoni: quale e come scegliere il cappello giusto per le signore in base alla étiquette

Lady Kitty Spencer
Lady Kitty Spencer – Fonte Instagram

È ormai chiaro che incontrare una donna che abitualmente completi i suoi look con il cappello è diventato un evento piuttosto raro. Tuttavia alcune occasioni formali, come i matrimoni, sono l’occasione preferenziale per convincere anche le più restie ad indossare accessori eleganti.

Le regole del galateo in passato prevedevano che le signore invitate potessero presentarsi alla cerimonia provviste di cappello solo se la madre della sposa decideva a sua volta di indossarlo. Questo rendeva necessario informarsi prima sul dress code richiesto. Inoltre le invitate erano tenute a tenere il cappello in testa anche durante il pranzo nuziale e a toglierlo solo nel momento in cui la madre della sposa decideva di compiere tale gesto (atto comunque non considerato molto educato, soprattutto se compiuto durante il pasto). Queste norme nascevano dalla tradizione secondo la quale era la famiglia della sposa a provvedere alle spese del banchetto nuziale e, di conseguenza, a dettare le regole da imporre agli invitati.

Oggi è sempre più comune che siano gli sposi stessi a sobbarcarsi i costi dell’organizzazione della festa, quindi le invitate possono sentirsi libere dal seguire questa regola di étiquette.

Tuttavia ciò non significa che non ci siano delle giuste prescrizioni di bon ton da rispettare. Se la signora decide di indossare il cappello, lo terrà in testa per tutto il tempo della cerimonia e del banchetto, con il permesso di liberarsene solo una volta ultimato il pasto.
Inoltre, se il cappello è indossato “sulle ventitrè”, tradizione vuole che venga sempre inclinato verso destra.

Una nota importante va fatta anche per la foggia del copricapo. Certamente il colore: il nero è sempre sconsigliato ma anche il bianco, non sia mai che la sposa abbia deciso di indossare un cappello al posto del classico velo. Inoltre l’ampiezza della falda va a diminuire in base all’orario della cerimonia. Mentre, al contrario, l’eleganza e la preziosità dell’ornamento vanno ad aumentare con il passare delle ore. Per intenderci: un cappello a tesa larga (moderata ovviamente, perché vale sempre la regola che un copricapo non dovrebbe mai essere di intralcio alla visuale altrui) è ammesso in cerimonie che si svolgono al mattino. Col procedere della giornata sono più indicati cappelli minimali. Tra i più eleganti, a mio avviso, quelli provvisti di veletta. I cappelli verranno comunque rimossi prima di cena, e non verranno mai indossati la sera.

Galateo del cappello per signore: quale modello e materiale scegliere in base alla forma del viso e dell’occasione

Philippe Pottier, 1957
Philippe Pottier, 1957

Che tu indossi il cappello per andare in spiaggia o per partecipare a un evento formale ci sono sempre delle regole di galateo e buon senso che riguardano la foggia da scegliere.

Cominciamo dal materiale. Come scrive Genevieve Antoine Dariaux nel suo brillante libro di stile A Guide To Elegance“I cappelli di paglia possono essere indossati dal primo febbraio al primo settembre; velluto dal primo agosto al primo febbraio; pelliccia dal primo ottobre al primo marzo; feltro, tulle e velo possono essere indossati tutto l’anno”.

Amal Clooney
Amal Clooney – Fonte Instagram

Inoltre l’eleganza del cappello si misura anche in base alla sua dimensione: più la falda sarà ampia, più l’accessorio sarà adeguato ad essere indossato il mattino che per un evento pomeridiano.

Come già detto prima, la veletta è un ornamento sofisticato perfetto per le occasioni più eleganti. Il tipo di veletta varia a seconda del gusto di ognuna, tuttavia il nero rimane il più chic. Infine decorazioni, accessori e ornamenti  che includono fiocchi, nastri, fiori, piume, spille o simili devono essere appuntati sempre sulla parte destra del cappello. Dopotutto, non a caso “women are (always) right”!

Tom Kublin, 1959
Tom Kublin, 1959

Infine, ecco alcuni consigli di stile per scegliere il modello che ci valorizzi al meglio in base alla forma del viso:

– Se avete un viso ovale o rotondo potete permettervi qualsiasi tipo di cappello. Meglio, tuttavia, evitare l’utilizzo di cloches se il viso è particolarmente pieno, onde evitare un effetto tondeggiante.

– I cappelli a tesa morbida, i berretti abbondanti o i modelli tesa medio larga come i fedora sono perfetti per armonizzare visi allungati o rettangolari con zigomi pronunciati.

– Se avete un viso piccolo o a forma di cuore meglio optare per cappelli poco voluminosi da portare lateralmente.

Desideri padroneggiare tutti questi elementi e dare finalmente una svolta al tuo stile?
Iscriviti al Corso di Eleganza Moderna

Se ti piacciono i miei contenuti, seguimi anche su Instagram @elisa_motterle

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.