Darwinismo da cabina armadio

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Per la serie problemi del primo mondo, affrontiamo oggi lo spinoso tema della cabina armadio.

Se, come capita nel mio caso, sei appassionata di moda da quando hai l’età della ragione, e i tuoi soldi li hai sempre investiti in vestiti, è piuttosto scontato che dopo qualche lustro ti ritrovi a convivere con una quantità di capi che farebbe impallidire un deposito del Salvation Army.

E, meno di abitare a Versailles e avere un padiglione dedicato al guardaroba, lo stoccaggio dei suddetti abiti comincia a creare qualche problema.

Inizialmente, ci si illude aggirare il problema grazie a un periodico decluttering:  l’internet pullula di tutorial sulla come riorganizzare il guardaroba.

Ma questa pratica  (che io amo paragonare alle purghe staliniane) risolve le cose solo in parte. Perché è facile buttare le Zarate-H&Mmate accumulate nei mesi precedenti, ma  presentatemi qualcuno che si libera a cuor leggero di un tubino nero di Ysl.

Certo, per aiutarci dio ha inventato le dress agency (tipo Bivio a Milano) oppure eBay: luoghi dove vendere i propri abiti e ricavare pure qualche soldino. Peccato che nel 99,9% dei casi, ciò che ami abbia ai tuoi occhi un valore MOLTO maggiore rispetto a quello di mercato.

Va da sé che i capi migliori si concentrano pian piano, rendendo sempre più difficile il processo di eliminazione.
E fatalmente, un giorno, il grado di saturazione del guardaroba non ti permette di comprare altro.  A meno che non ti liberi prima di qualcosa.

Da quel momento, lo shopping cessa di essere un passatempo e diventa  scenario di dinamiche darwiniane.
La selezione diventa inesorabile, spietata, costante. Chi si adatta (al tuo stile di vita, e viene indossato) sopravvive. Non c’è spazio – fisicamente – per gli errori.
Le specie che non si integrano nell’ecosistema (tipo i vestiti “nel caso mi invitino agli Oscar” o il bustino della famosa festa al KitKat) si salvano solo se una mano provvidenziale li fa migrare in un continente sperduto/ che di solito corrisponde agli armadi a casa di mamma.

Solo i migliori sono destinati a sopravvivere.
E pure loro, presto o tardi, saranno troppo stretti.

Una domanda esistenziale incombe su tutto ciò: se l’universo è in continua espansione, perché l’armadio non basta mai?

 

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