C’è stato un tempo in cui il red carpet degli Oscar non lasciava spazio all’improvvisazione. Sotto l’occhio attento della costumista Edith Head, il codice era chiaro: abiti lunghi fino al pavimento, nuance delicate, zero concessioni all’eccesso. Eppure, benché gli Oscar siano per antonomasia l’evento più formale di Hollywood e il dress code sia effettivamente uno dei pochi black tie sopravvissuti sul tappeto rosso, la tentazione d’infrangere le regole è sempre più alta da parte delle star. Tra omaggi storici, spacchi (un po’ troppo) azzardarti e riletture dello smoking, vediamo insieme successi e scivoloni di stile secondo il galateo in quel degli Academy Awards 2026.
Grace Kelly per sempre
Grande protagonista di questa edizione, seppur invisibile, è stata Grace Kelly. Del resto, la sua eleganza senza tempo continua ad essere un riferimento imprescindibile quando si parla di stile. A renderle omaggio troviamo Jessie Buckley, premiata come migliore attrice per il film Hamnet, che ha optato per un raffinato abito con stola rosa e rosso, firmato Chanel e dichiaratamente ispirato a quello sfoggiato dalla Principessa alla cerimonia degli Oscar 1956.

Sulla stessa lunghezza d’onda, Elle Fanning, candidata alla statuetta dorata come miglior attrice non protagonista, ha indossato un Givenchy bianco creato da Sarah Burton. Linee principesche, accenni bridal e texture ricamata à la Grace, con l’aggiunta di dettagli argentati. Che dire, qui non parliamo di nostalgia ma di un’esercizio di misura e grazia sempre attuale.

Spacchi da Oscar
A dominare il red carpet degli Oscar 2026 sono stati senza dubbio anche gli spacchi, a dir poco audaci. Renate Reinsve, ad esempio, ha scelto di giocare per sottrazione, optando per un abito rosso ultra essenziale con un profondo taglio laterale a rompere la simmetria. Un rischio calcolato, che sfida i limiti del decoro, certo, senza però scadere nella volgarità grazie al minimalismo estremo della silhouette, alla discrezione degli accessori, alla semplicità del suo raccolto.

Ancora più ardita è la scelta di Gwyneth Paltrow, in Giorgio Armani Privé. La nuance rosa confetto richiama il celebre abito Ralph Laurent che l’attrice indossò agli Oscar del 1999, ma il design questa volta è tutt’altro che innocente: due spacchi vertiginosi si protraggono fin sotto le ascelle, rivelando pantaloni in tulle trasparente ricamati di cristalli e la presunta assenza di biancheria. Un gioco di vedo-non-vedo che scavalca di gran lunga i confini dell’etichetta tradizionale, pur mantenendo un certo charme. Il risultato? Tanto memorabile quanto discutibile.

In smoking, o quasi
Sul fronte maschile, i codici restano – almeno in teoria – più stabili: agli Oscar lo smoking dovrebbe essere d’obbligo. Lo dimostrano star come Jacob Elordi, impeccabile in un completo a tre pezzi dal sapore old school completato da un paio di lucide stringate Bottega Veneta, o Leonardo DiCaprio, che personalizza il suo tuxedo con una spilla in oro giallo a forma d’ape firmata Boucheron. Per un tocco di leggerezza discreta.

Ma non mancano le eccezioni. Paul Mescal opta per un completo Celine alleggerito nella struttura: pantaloni e camicia abbinati a una giacca ibrida, che strizza l’occhio a un cardigan girocollo, con tanto di papillon a nastro. Mentre Pedro Pascal, ancora più radicale, rinuncia direttamente alla giacca presentandosi sul tappeto degli Oscar in un ensemble Chanel composto solo da un pantalone sartoriale e da una camicia bianca con spilla floreale applicata, ispirata all’emblematica camelia della Maison. Per la serie: “in smoking a metà”.
Se ti interessa il galateo e vuoi approfondire contenuti come questo, ti aspetto ne La Classe, il programma formazione continua di Italian Etiquette Society.
