Ode al bidet, protagonista nascosto del Saper Vivere

Bidet.

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Non solo sport, moda e cucina. Le recenti Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 hanno acceso i riflettori anche su un grande protagonista del Saper Vivere tutto italiano: il bidet. Un sanitario imprescindibile nei bagni del Bel Paese, che però non gode della stessa gloria altrove. Del resto, chiunque abbia messo piede fuori dall’Italia avrà avuto modo di constatarlo… suo malgrado. Tanto che diversi atleti provenienti da ogni dove, durante il loro soggiorno, hanno addirittura domandato sui social quale fosse il suo effettivo utilizzo, interdetti. Della serie: mai dare nulla per scontato. Ripercorriamo quindi le tappe che hanno reso il bidet un segno distintivo della cultura (e della vera igiene) italiana.

Bidet.

Il bidet nella Francia del Settecento

Il bidet nasce nella Francia del XVII-XVIII secolo come oggetto aristocratico. Non era un sanitario in ceramica, ma un piccolo mobile basso, in legno, collocato nelle camere da letto. L’idea alla base era semplice ma rivoluzionaria: creare uno strumento specifico per la toilette personale – in un periodo in cui l’igiene corporea non era ancora un’abitudine consolidata -, distinto dagli altri rituali di abluzione dell’epoca. Il nome stesso, bidet, deriva dal francese bider, che significa “trottare come un piccolo cavallo”, in riferimento alla postura a cavalcioni necessaria per l’utilizzo.

Curiosità e tabù sul bidet

L’accoglienza però non è delle più calorose. Infatti, il Seicento conviveva con una certa diffidenza verso l’acqua. Da notare che nelle corti francesi le parrucche incipriate e i profumi intensi servivano spesso a mascherare la mancanza d’igiene, più che ad esaltarla. Da qui il suo scarso successo, riuscendo a farsi spazio solo nei bordelli d’Oltralpe, dove veniva utilizzato per rinfrescarsi dopo gli incontri amorosi. Questa associazione contribuì a donargli un’aura ambigua, quasi maliziosa: per alcuni il bidet era un oggetto troppo intimo per essere accolto nelle case rispettabili. Mentre per altri addirittura diventa – erroneamente – un presunto metodo contraccettivo. 

Bidet, 1700 circa.

Il salto e la consacrazione in Italia

Attraversate le Alpi, il bidet trova una seconda vita. Nello specifico, è nel Regno di Napoli, sotto i Borbone, che viene accolto a braccia aperte. Il primo esemplare fu richiesto da Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, moglie di Ferdinando IV di Borbone, e collocato nelle sue stanze private alla Reggia di Caserta, dove tutt’ora è ammirabile tra il mobilio esposto. Si trattava ancora di una struttura mobile, simile a un catino rialzato, che qualche decennio dopo i Savoia (nuovi proprietari della Reggia) definiranno come “uno strano oggetto a forma di chitarra”. 

Dalla camera da letto al bagno moderno

Con lo sviluppo dell’impiantistica idraulica tra XIX e XX secolo il bidet entra stabilmente nella stanza da bagno. Se in molti Paesi resta oggetto raro o scompare, in Italia diventa parte integrante – ed essenziale – dell’architettura domestica. Al punto che nel 1975 un decreto ministeriale ne rende obbligatoria l’installazione nelle abitazioni private. Un caso quasi unico in Europa, condiviso in parte con il Portogallo, che racconta molto del nostro modo di vivere la casa all’insegna dell’attenzione alla pulizia e alla cura del corpo.

Il bidet fuori dall’Italia

Oggi il bidet è diffuso in Grecia, Turchia e Finlandia, spesso nella versione con doccino accanto al WC. Ma anche in Argentina, Uruguay e Paraguay, così come in molti Paesi del Nord Africa e del mondo arabo, dove l’igiene è strettamente legata ai precetti religiosi. In Giappone invece l’evoluzione tecnologica ha fuso water e bidet nei celebri washlet. Diverso il caso degli Stati Uniti, dove per decenni questo sanitario è stato percepito come un lusso superfluo. Fino alle ultime dichiarazioni del sindaco di New York, Zohran Mamdani, che ha espresso pubblicamente il desiderio d’istallare “qualche bidet” nella sua residenza ufficiale. Risultato: si stima che i bidet conquisteranno gli States entro tre anni. E che dire, meglio tardi che mai. 

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