I colleghi non si scelgono: alcuni possono rivelarsi i nostri migliori alleati, mentre con altri può risultare complicato averci a che fare. Si sa, piacere a tutti e farci piacere tutti è un’impresa impossibile nella vita, fuori e dentro l’ufficio. Ma come comportarsi quando la convivenza è obbligata? Il punto non è evitare i colleghi “difficili”, ma imparare a conviverci senza lasciarsi trascinare in giochi di potere, confidenze fuori luogo o urgenze inventate. Insomma, senza uscirne esauriti, così da poter continuare a lavorare al meglio. Perché se il lavoro ti stanca più per le persone che per le mansioni, non è un problema di carattere, ma di strumenti. Ecco, dunque, una guida di sopravvivenza secondo il galateo.

Occhi sull’obiettivo
Partiamo dalle basi: qual è il nostro obiettivo? È lavorare bene, quindi non lasciare che la nostra reputazione possa essere compromessa da terzi e non trasformare ogni giornata in una prova di resistenza estenuante. Nulla a che vedere con il piacere necessariamente a tutti, né con l’andare d’accordo con chiunque si trovi nel nostro ufficio. È questo che distingue chi sa gestire i rapporti da chi li subisce.
Il collega passivo-aggressivo
Sorrisi tirati, frecciatine, mail in copia a mezzo ufficio “solo per chiarezza”. Avere a che fare con il tipico collega passivo-aggressivo può essere un vero calvario per i nostri poveri nervi. Eppure, la chiave è mantenerli saldi (fintanto che possibile). Piuttosto che abboccare alla provocazione, meglio smorzare i toni, usare parole misurate e non dimenticare mai le basi della cortesia. Ergo, mai abbassarsi al suo gioco.
Gli iper-competitivi
Ci sono poi i colleghi che venderebbero l’anima al diavolo pur di scavalcarti: ricorrere alla voce grossa parlandoti sopra, addossarsi meriti condivisi e fare di tutto pur di entrare nelle grazie del capo. Sebbene la tentazione di reagire di petto con la stessa moneta sia forte, ricordati sempre che i risultati reali sono visibili, tacciabili, documentati. La forma, in questi casi, serve anche a tutelarsi quando il gioco non è del tutto corretto.

Il collega incompetente
Aiutare un collega in difficoltà, correggere i suoi errori, rimediare, tappare buchi, è del tutto normale. Il problema però sussiste se diventa la norma, scavalcando il confine della generosità. Rendersi disponibile è lecito, ma assorbire responsabilità che non ti spettano no. Bisogna saper fermarsi in tempo per non rischiare di mettere a repentaglio reputazione ed energie.
I colleghi troppo confidenziali
Non c’è nulla di male a stringere dei buoni rapporti con i colleghi, purché non sfocino in confidenze eccessive e amicizie ostentate. Ovvero, quelle situazioni da “noi due contro il mondo” che possono procurarci imbarazzo e disagi. Per non oltrepassare il limite, secondo il galateo è bene mantenere una certa distanza così da non confondere la cordialità con l’intimità.
I salvatori del mondo
Per concludere, non poteva mancare la menzione a quei colleghi che sembrano sempre sul punto di salvare vite, come si sul dire. Quando tutto diventa urgente, i messaggi arrivano a qualsiasi ora del giorno e della notte e fioccano richieste last minute, significa che qualcosa non va. Stabilire una regolarità nelle risposte, nei tempi e nella disponibilità è spesso la forma più efficace di rispetto.
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