Montagna significa cime innevate, aria frizzantina, sport, rifugi. Che si sfrecci sulle piste o si opti per una passeggiata accompagnata da una cioccolata calda, il suo paesaggio bianco e silenzioso sembra creato apposta per trasmettere un senso di pace. Eppure, guastarlo è un attimo: sciare senza badare agli altri, monopolizzare i tavoli della baita, urlare a sproposito, perdere carte di cioccolatini per via. In questo articolo vediamo insieme alcune piccole regole del galateo in alta quota, che possono fare la differenza tra una giornata piacevole e una valanga di stress. O addirittura di pericoli.

Il saluto in montagna: più che stile, sicurezza
Dati i rischi dello sport e dell’ambiente alpino, la sicurezza in montagna è sempre al primo posto, seguita dal rispetto per chi ci circonda. Per questo, essere cortesi in alta quota diventa un vero e proprio strumento di sopravvivenza. Ad esempio, salutare sempre chi si incrocia sui sentieri e sulle piste non è solo un convenevole, ma una forma di “check”. Come a dire che tutto procede per il meglio. In Svizzera e Austria, ancora oggi, sottrarsi al saluto è percepito come scortesia, o addirittura sospetto.
Etiquette sugli impianti di risalita
In funivia, seggiovia o cabinovia vigono semplici regole ben precise. In generale, la precedenza è di chi arriva per primo alla fila, senza spingere o inventarsi scorciatoie. Poi evitate categoricamente di togliervi gli sci in mezzo al varco d’accesso, così da non intralciare la rotazione rapida tipica degli impianti alpini. È curioso notare le differenze culturali: se vi trovate su un impianto nelle Dolomiti sarà facile scambiare una chiacchiera con lo sconosciuto seduto di fianco a voi, al contrario dei Paesi nordici, dove il silenzio totale è una forma di rispetto.

A tavola al rifugio: le differenze culturali
Il rifugio è il cuore della vita sociale in montagna. Ma anche qui ogni Paese ha le proprie regole implicite. In Francia e Svizzera prevale un approccio “essenziale”: pagamento immediato, autogestione dei vassoi, tavoli da liberare rapidamente appena consumato il pasto. Invece, nelle Dolomiti italiane il rifugio è più sinonimo di convivialità. Ergo, ci si intrattiene e si chiacchiera senza limiti di tempo davanti a un piatto di canederli. L’etichetta per tutti? Non monopolizzate i tavoli comuni e salutate cordialmente quando vi unite a un gruppo già seduto. E soprattutto, evitate di togliervi scarponi o calzini mentre gli altri mangiano (sembra banale ma non lo è). Piuttosto, se proprio dovete rilassare i piedi, recatevi al bagno.
Etiquette sulle piste da sci
È poco noto, ma lo sci ha un suo “codice di condotta” ufficiale, ovvero le dieci regole FIS (Federazione Internazionale Sci). Le più trascurate: chi scende da monte deve sempre tenere conto di chi è sotto, come chi sorpassa deve garantire lo spazio sufficiente e chi fa una sosta deve mettersi a bordo pista. Fermarsi al centro, magari per una foto panoramica, equivale a bloccare una corsia in autostrada, con alta probabilità di schianti e incidenti spiacevoli.
Il galateo oltre lo sci: silenzio e rispetto della natura
Oltre al rispetto degli altri in pista, bisogna rispettare l’ambiente che ci circonda. Evitate la musica ad alto volume, ma anche la musica in generale: sebbene le AirPods non creino nessuna eco, l’”effetto bolla” è immediato e mentre si scia tutti i sensi devono stare all’erta. Al bando gli schiamazzi e i rifiuti abbandonati per via – compresi i fazzoletti, che a duemila metri restano intatti per anni. Pensate che nelle culture alpine germaniche vige la regola del leave no trace, ossia lasciare la montagna come la si è trovata. Insomma, una lezione da adottare ovunque.
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