6 errori nella comunicazione cross culturale

Comunicazione cross culturale.

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Anche in un mondo iper-connesso la comunicazione cross culturale si può sempre incrinare quando diamo per scontato che i nostri messaggi funzionino ovunque, allo stesso modo. Una pausa più lunga del previsto, un semplice “sì” o persino il silenzio assoluto possono avere significati completamente diversi a seconda della cultura di riferimento. Ciò che per qualcuno è segno di rispetto, per un altro può apparire scortese. I rischi? Nei team globali, ad esempio, questi piccoli fraintendimenti possono portare a decisioni rallentate, collaborazioni rigide e perdita di fiducia. In questo articolo vediamo dunque 6 errori – a volte sottili, a volte molto evidenti – nella comunicazione cross culturale e cosa fare per prevenirli prima che diventino un problema.

Comunicazione cross culturale.

1. Il silenzio cambia nella comunicazione cross cultuale

Il silenzio non è mai neutro nella comunicazione cross culturale. Può indicare riflessione, rispetto, disaccordo o disagio. Ad esempio, in alcune culture le pause sono parte naturale della conversazione, mentre in altre generano imbarazzo e vengono lette come mancanza di preparazione o di coinvolgimento. Allo stesso tempo, il silenzio può anche essere legato a una gerarchia nel momento in cui solo un superiore può introdurre alla conversazione i membri del suo team.

2. “Sì” non è sempre un accordo

In molti contesti culturali dire “sì” significa semplicemente “ti ho ascoltato”. Non equivale a “sono d’accordo”, né tantomeno a “procediamo”. Di conseguenza, il rischio è che, in mancanza di chiarezza,  i team avanzino convinti di essere allineati, per poi scoprire più avanti che aspettative, priorità e azioni erano state interpretate in modo completamente diverso.

3. Il feedback diretto può suonare come un attacco

Ciò che in una cultura è considerato trasparente ed efficiente, in un’altra può sembrare brusco o irrispettoso. Ergo, se alcune persone apprezzano un feedback diretto e faticano a decodificare messaggi troppo “indorati”, altre si aspettano invece un approccio più soft, attento al contesto e alla relazione. In altre parole: senza consapevolezza culturale anche il feedback migliore può minare la fiducia e scatenare l’inferno.

Comunicazione cross culturale.

4. Relazione vs. risultato

Come si svolge una buona riunione? Se per qualcuno deve essere breve, mirata e orientata a decisioni chiare, per qualcun’altro lo stesso identico incontro risulterebbe troppo freddo e impersonale. Infatti, in molte culture le conversazioni informali, i pasti condivisi o qualsiasi altro rituale sociale non sono perdite di tempo, ma le basi su cui costruire una fiducia reciproca. Quindi, saltarli può generare distanza e alienazione tra i membri del team. 

5. Il rapporto con l’incertezza nella comunicazione cross culturale

Alcuni team si muovono con dimestichezza anche senza informazioni complete, mentre altri si aspettano struttura, chiarezza e un piano d’azione ben definito. Per questo, ciò che può apparire come indecisione, resistenza o lentezza è spesso una semplice risposta a delle indicazioni vaghe. Riconoscere questa differenza è assolutamente fondamentale nella comunicazione cross culturale, per una gestione efficace. 

6. Il tempo è inteso in modo diverso

Scadenze, puntualità e urgenza vengono interpretate in modo molto diverso a seconda delle norme culturali. “Il prima possibile” può significare oggi, domani o tra due settimane. Così come un meeting alle 9:00 del mattino può iniziare venti minuti prima del previsto (per essere sicuri di essere puntuali) o venti minuti dopo (perché di prassi). E insomma, si sa, quando le tempistiche si confondono, la frustrazione cresce.

Comunicazione cross culturale.

Cosa fare

Non esiste una formula magica per evitare queste incomprensioni, se non cercare di ridurre l’ambiguità il più possibile, prima che diventi un ostacolo. All’inizio di ogni progetto interculturale, prenditi il tempo per chiarire come funzionerà l’approccio comunicativo nella pratica: tempi, feedback, decisioni, aspettative. Sebbene possa sembrare superfluo, questi riferimenti espliciti e condivisi permetteranno al team di adattarsi senza dubbi e conflitti. Da notare che, per un leader, la comunicazione cross culturale non è solo una consapevolezza, ma una vera competenza strategica di business. Le skills richieste? Riconoscere i segnali culturali, modulare il proprio linguaggio e saper allineare prospettive diverse. 

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