Alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 il dress code del pattinaggio di figura non è passato per nulla inosservato. Il motivo? Non solo una questione di stile, ma anche di strategia e punteggio. Basti notare che pattinaggio artistico è stato il primo sport a entrare nel programma olimpico: debutto alle Olimpiadi di Londra 1908 e consacrazione ai primi Giochi Invernali di Chamonix 1924. Da allora, il regolamento dei costumi di scena è andato di pari passo con quello del punteggio in gara. Tanto che rispettarlo è parte del programma al pari un triplo axel. Ecco, dunque, 4 regole del pattinaggio di figura che (forse) ancora non conoscevi.

1. Niente effetto “troppo nudo”
Secondo la International Skating Union (ISU), gli abiti non devono dare un’impressione di “eccessiva nudità inappropriata per la disciplina”. Ciò non significa che i pattinatori devono coprirsi dalla testa ai piedi (poco pratico per l’esibizione), ma che la vesibilità deve essere impeccabile e che le trasparenze vanno dosate con discrezione. Ad esempio, per le donne è obbligatorio un costume monopezzo con gonna, ergo non sono ammessi body simil costume da bagno. Una norma introdotta nel 1988, dopo che la campionessa Katarina Witt si presentò alle Olimpiadi di Calgary con una tutina blu orlata di sole piume, lasciando di stucco la giuria. Dal 2006 è ammessa ufficialmente anche la jumpsuit.
2. No a costumi sgargianti o teatrali
Le regole dell’ISU affermano che i costumi “devono essere modesti, dignitosi e appropriati per la competizione atletica, non sgargianti o teatrali nel design”. Com’è che alcuni abiti tempestati di cristalli paiono usciti da una sfilata couture? Perché, allo stesso tempo, “l’abbigliamento può riflettere il carattere della musica scelta”. Vale a dire che l’outfit deve essere coerente con la coreografia dell’esibizione, con l’obiettivo di amplificarne il racconto, senza però rubargli la scena. Insomma, oltrepassare il confine è un attimo.

3. Nulla può cadere sul ghiaccio alle Olimpiadi
Cristalli, frange, perline: tutto deve essere fissato in modo impeccabile. Nessuna eccezione ammessa. Un dettaglio che si stacca può compromettere la gara, oltre a rappresentare un chiaro rischio per la sicurezza. Ecco perché i designer passano ore e ore a creare un costume, assicurandosi che tutto sia perfetto. “Non è per i deboli di cuore” ha dichiarato la stilista Vera Wang, che subito dopo i vestiti da sposa ne ha fatto la sua specialità – lei stessa è stata una pattinatrice dagli 8 ai 20 anni circa, arrivando anche ai campionati nazionali. “Se una cinghia dovesse rompersi, o se le perline sulla manica si dovessero staccare quando girano, tutte le loro Olimpiadi sarebbero finite. Ecco quanto è grave. È assolutamente da incubo!”.
4. I collant coprenti
Durante le Olimpiadi, li abbiamo visti addosso a tutte le pattinatrici. I collant coprenti color carne non sono un obbligo formale, ma piuttosto una scelta tecnica ed estetica condivisa. In primis, proteggono dal freddo e assicurano uno strato extra contro graffi e tagli in caso di caduta. Poi allungano le linee delle gambe – vantaggio ottico importate in uno sport dove la silhouette è centrale – e per questo spesso vengono tirati fin sopra i pattini. Infine, aiutano a coprire piccoli lividi e imperfezioni per restituire un’immagine immacolata sotto ai riflettori.
Per concludere, se il costume viola le regole ISU, la valutazione si abbassa e la posizione cade a picco. Proprio come per una caduta. Un prezzo altissimo in uno sport dove i podi si decidono per decimi. Morale? Nel pattinaggio olimpico il dress code non fa il monaco. Fa il punteggio.
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