A tavola con Maria Antonietta

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A distanza di più di due secoli dalla sua morte la mitica regina Maria Antonietta continua ad attirare l’attenzione. Tanto che di recente il Victoria & Albert Museum di Londra ha inaugurato la prima retrospettiva britannica in assoluto a lei dedicata: Marie Antoinette Style. Sebbene il suo nome sia subito sinonimo di eccessi (nell’arte del vestire in primis) se ci fossimo seduti a tavola con lei saremmo rimasti sicuramente sorpresi. Il motivo? Scopriamolo insieme nei gusti e nelle abitudini alimentari della regina più chiacchierata di Francia. 

Pane, brioches e leggenda 

Partiamo dal mito: “Se non hanno pane, che mangino brioche”. No, Maria Antonietta non lo disse mai. È ormai certo che questa frase risalga a tempo prima della sua nascita, ritrovata ne “Le Confessioni” di Jean-Jacques Rousseau, come un aneddoto risalente al 1741, pronunciato da un’aristocratica anonima. Con molta probabilità ad attribuirgliela furono i suoi nemici rivoluzionari, ed è bastato poco a crederci. Detto ciò, pare che Maria Antonietta le brioche le amasse davvero.

Dal kipfel viennese al croissant francese 

La leggenda narra che il croissant nacque a Vienna nel Seicento, per celebrare la vittoria sui turchi. Questo pane, che spopolò subito in città, venne chiamato Kipfel (mezzaluna) per la sua forma incurvata, rimando alla bandiera turca. Quando nel 1770 la giovane arciduchessa Maria Antonietta arrivò in Francia per sposare il futuro Luigi XVI, i pasticceri di Versailles vollero omaggiarla preparandolo, ma non senza modificare la ricetta con una generosa dose di burro, ça va sans dire. Così nacque il croissant “alla francese”. Un successo? Non subito. Ma, come molte mode lanciate inconsapevolmente da Maria Antonietta, lo sarebbe diventato.

Maria Antonietta.

Un appetito regale, ma moderato

Chi la immagina ingorda si sbaglia: Maria Antonietta mangiava pochissimo. La madre, l’imperatrice Maria Teresa d’Austria, l’aveva educata alla misura e all’avversione per lo spreco. A Versailles, però, l’ambiente era tutt’altro che sobrio – suo marito, Luigi XVI, pare divorasse tranquillamente qualsiasi cosa gli capitasse sotto mano -, al punto che mangiare in pubblico, secondo l’etichetta di corte, la imbarazzava. Spesso infatti mangiava in privato, preferendo piatti semplici: carne bianca bollita, pesce, verdure e pochissimo vino. Secondo la sua cameriera era astemia e l’unica acqua che beveva proveniva da una sorgente specifica di Ville d’Avray – l’unica che, a suo dire, non la faceva star male.

Il peccato di gola di Maria Antonietta 

C’era però un piacere a cui non sapeva resistere: i dolci. Le torte, i pasticcini e soprattutto le meringhe, di cui andava letteralmente pazza. Forse la madre avrebbe disapprovato, ma sembra fossero l’unica cosa che mangiava con più voglia e meno moderazione. Preferiva gustarli al mattino, accompagnati da una tazza di caffè o, sempre per restare in tema, di cioccolata calda alla vaniglia o ai fiori d’arancio, preparata dal suo mastro cioccolataio viennese. Quanto ai macaron, è probabile che l’associazione nasca più dal film di Sofia Coppola, Marie-Antoinette (2006), che dalla realtà. Ma ammettiamolo: l’immagine di Kirsten Dunst circondata da torri di dolcetti color pastello rimane iconica.

Maria Antonietta, film.

La merenda di Maria Antonietta

Maria Antonietta ci teneva alla linea e forse proprio per le quantità limitate dei pasti riusciva ad essere così magra. Per mettersi in forma beveva latte d’asina o di mucca, mescolato all’acqua d’orzo, piuttosto che alla lattuga. Quando cominciò a passare più tempo al Petit Trianon, la sua piccola oasi bucolica, amava fare merenda con il latte fresco, accompagnato dalle fragole raccolte nel suo orto. Ma anche lei, ogni tanto, cedeva alla curiosità: durante una rappresentazione teatrale a Versailles dal titolo “I mietitori” chiese di assaggiare una zuppa di cavoli preparata per gli attori. Nelle successive rappresentazioni gliene fu riservato sempre un piatto talmente le piacque. 

L’ultimo pasto di Maria Antonietta

Anche da prigioniera Maria Antonietta continua a mangiare poco, nonostante i pasti fossero abbondanti. Si dice spezzasse il pollame in due per farlo bastare due giorni e che una volta terminato il pasto recitava a bassa voce l’atto di ringraziamento, poi si alzava e camminava avanti e indietro. Quando la sua vita finì alla Conciergerie, il lusso era ormai un ricordo. Rosalie Lamorlière, la giovane che l’assistette durante la prigionia, raccontò che il suo ultimo pasto fu un semplice brodo, assaggiato appena, prima di andare incontro al suo destino. 

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