80 anni del bikini: storia e curiosità 

Brigitte Bardot in bikini.

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Il bikini spegne 80 candeline. Ebbene, era il 5 luglio 1946 quando, nella piscina Molitor di Parigi, veniva presentato al pubblico un costume destinato a diventare molto più di un semplice capo d’abbigliamento. Da allora, il bikini ha attraversato epoche, mode e rivoluzioni sociali, trasformandosi in un simbolo di libertà, emancipazione e femminilità. Ecco cinque curiosità che raccontano la storia del capo protagonista dell’estate più iconico di sempre.

Ursula Andress in bikini ne Agente 007 - Licenza di uccidere (1962).

1. Il bikini non è stato il primo costume a due pezzi

Contrariamente a quanto si pensa, il bikini non è stato il primo indumento composto da due pezzi. Già nell’epoca dell’Impero Romano esistevano completi simili, utilizzati però per l’attività fisica e non per la balneazione. Anche negli anni Trenta del Novecento erano diffusi costumi con reggiseno e slip separati, ma con una differenza sostanziale: la vita era molto alta e copriva completamente l’ombelico. Pertanto, la vera innovazione del bikini fu proprio quella di ridurre il tessuto e lasciare scoperta una parte del corpo fino ad allora considerata “proibita”.

2. A inventarlo fu un ingegnere automobilistico

Dietro una delle più grandi rivoluzioni della moda c’è un ingegnere. Louis Réard, infatti, lavorava nel settore automobilistico prima di ereditare il negozio di lingerie della madre. L’idea gli venne osservando le donne sulle spiagge della Costa Azzurra mentre arrotolavano i costumi per abbronzarsi meglio. Il risultato? Un due pezzi realizzato con pochissimo tessuto, tanto che le modelle professioniste rifiutarono di indossarlo perché giudicato troppo audace.

Il bikini di Brigitte Bardot, 1953.

3. Il nome è ispirato all’energia atomica

Anche il nome ha una storia sorprendente. Réard lo chiamò “bikini” ispirandosi all’Atollo di Bikini, nel Pacifico, dove proprio in quei giorni gli Stati Uniti stavano conducendo dei test nucleari. L’obiettivo era semplice: evocare un effetto “esplosivo” sulla società e sul mondo della moda. Una previsione che, col senno di poi, si è rivelata decisamente azzeccata.

4. Un debutto scandaloso

Oggi è un must have dell’estate, ma negli anni Quaranta e Cinquanta il bikini suscitò fortissime polemiche. Fu criticato dalle istituzioni, messo al rogo dalla Chiesa cattolica, che lo considerava contrario al pudore, e addirittura vietato dalle autorità su molte spiagge europee, dalla Spagna al Belgio. Con il passare del tempo, però, il bikini divenne il simbolo di un cambiamento culturale sempre più profondo.

5. Il cinema lo ha trasformato in un’icona

Ad accoglierlo a braccia aperte ci pensano le star di Hollywood, anche se la consacrazione definitiva avverrà nel 1953, quando Brigitte Bardot presenta al Festival di Cannes Manina, la fille sans voiles sfoggiando un grazioso bikini sia sul grande schermo sia sulle spiagge della Croisette. Ma da Ursula Andress in Agente 007 – Licenza di uccidere (1962) a Romy Schneider in La Piscina (1969) il bikini continua la sua scalata nell’immaginario collettivo, fino a conquistare le passerelle degli anni Novanta: Chanel, Versace, Blumarine, chi più ne ha più ne metta. E pensare che oggi, sebbene non faccia più scalpore, a ben ottant’anni dalla sua nascita ancora non ha perso un briciolo di smalto!

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 Romy Schneider in bikini ne La piscina (1969).
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