Presentazioni come si deve

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Presentare ed essere presentati è uno dei riti sociali più frequenti…  Ma è anche uno di quelli che crea maggiori incertezze.
Qual è il bon ton delle presentazioni? Chi si presenta a chi? Va bene auto-presentarsi? E cosa si deve dire?
Per rispondere a tutte queste domande, ecco il post definitivo sul galateo delle presentazioni.

Il concetto di ranking

un ragazzo su uno sfondo azzurro

Prima di spiegare il principio base delle presentazioni, bisogna introdurre il concetto di ranking, ovvero l’ordine di precedenza.
Per capire chi va presentato a chi, è infatti indispensabile stabilire chi è “la più importante” tra le persone che ci troviamo di fronte.

Nel galateo sociale ci sono diversi fattori che determinano il ranking… Vediamoli in ordine di importanza:

  • genere (le signore vengono prima dei signori)
  • età (le persone più anziane hanno la precedenza sulle più giovani)
  • gradi di parentela (per esempio, a un matrimonio, i genitori degli sposi hanno la precedenza sugli altri invitati proprio in virtù della loro parentela con gli sposi)
  • titoli e onorificenze (una contessa o un commendatore avranno la precedenza su altri ospiti)

Attenzione però! Perché in ambito lavorativo la logica delle precedenze cambia radicalmente. In un contesto business, a nessuno importerà di genere, età o parentele… Il ranking  nella business etiquette si basa su:

  • azienda di appartenenza (un esterno, che sia cliente o ospite, viene sempre prima dei colleghi)
  • ruolo aziendale (è ovvio: l’amministratore delegato ha la precedenza sullo stagista)
  • region di appartenenza (se si viaggia per lavoro, anche all’interno della stessa azienda, chi arriva da lontano ha la precedenza su chi è del posto)
  • seniority aziendale (a parità di ruolo, chi è in azienda da vent’anni ha la precedenza su chi è arrivato sei mesi fa)

Le regole per fare le presentazioni

una ragazza su uno sfondo rossoLa regola base delle presentazioni è che si introduce la persona meno “importante” (o con ranking più basso) a quella più importante…
Quindi l’uomo verrà presentato sarà presentato alla donna, il giovane all’anziano, lo stagista al manager e via dicendo.

La formula corretta per introdurre due persone prevedere di nominare per prima la persona più importante. Quindi, per esempio “Signora Rossi, posso presentarle il signor Bianchi?”

A questo punto la Signora Rossi saluterà il nuovo conoscente, porgendo – se lo desidera – la mano per una stretta.
Spetta infatti alla persona “più importante” decidere se suggellare la presentazione con una stretta di mano oppure no.

Il signor Bianchi, in ogni caso, risponderà ripetendo il proprio nome e cognome (questa è anche l’occasione di correggere eventuali errori di pronuncia da parte di chi ha fatto le presentazioni) con una frase tipo “Buonasera, sono Mario Bianchi”.

Presentazioni: errori da non fare

un ragazzo con un cappello in mano su sfondo beige

In Italia è molto comune, quando si viene presentati, dire “Piacere”.
In realtà questa abitudine non è amata dai puristi del galateo, per varie ragioni…
Innanzitutto, la parola piacere ha dei connotati sensuali che (un tempo) erano considerati poco raffinati.
Inoltre, alcuni dicono che è ipocrita rallegrasi di una conoscenza che in realtà non sappiamo ancora se sarà piacevole oppure no.

In ogni caso, nel dubbio, meglio evitare.
Un “Buongiorno” o “Buonasera” andrà benone. “Molto lieto” è una buona alternativa per chi proprio dovesse trovare troppo secco il semplice saluto.

Un altro passo falso da evitare è quello di rimanere seduti:  oggi le presentazioni si fanno sempre stando in piedi.
Il galateo tradizionale richiedeva all’uomo di stare in piedi e concedeva alla signora la libertà di scelta se alzarsi o meno: ma nel mondo contemporaneo, la parità di genere impone a tutti di alzarsi in piedi.
(Possiamo fare un’eccezione giusto per l’anziana signora).

Presentazioni: suggerimenti per fare ottima figura

una ragazza su uno sfondo rosaInnanzitutto: è bene ricordare che le presentazioni si fanno sempre.
Per esempio, se ci troviamo per strada in compagnia di qualcuno e ci fermiamo a parlare con una terza persona, anche solo per pochi istanti, la presentazione va fatta senza se e senza ma.

Inoltre, è bene non limitarsi a nome e cognome ma aggiungere qualche dettaglio in modo da fornire ai nuovi conoscenti un appiglio per proseguire la conversazione.
Per esempio “Signora Rossi, posso presentarle Mario Bianchi? Io e Mario abbiamo frequentato un corso di fotografia insieme l’anno scorso” e poi “Signor Bianchi, le presento Anna Rossi, la mia collega che si occupa di digital marketing”.
In questo modo, qualora il presentante (che spesso è il padrone di casa e di conseguenza ha molto da fare) dovesse allontanarsi all’improvviso, entrambi avranno uno spunto per continuare il discorso.

Quando invece ci si trova nei panni di uno dei presentati, è essenziale fare attenzione a stabilire un contatto visivo nel momento della presentazione. Non solo ci aiuterà a memorizzare il viso dell’altra persona, ma farà capire all’altro che ha davvero la nostra attenzione.

Per chi (tipo me) tende a dimenticare i nomi, ci sono parecchi stratagemmi per aiutare la memoria.
Il primo è quello di ripetere nella conversazione, appena possibile, il nome della persona appena conosciuta: in questo modo il nome in questione si fisserà più facilmente nella memoria.
Un altro trucchetto è quello di nell’associare  mentalmente il nome della nuova conoscenza al viso di qualcuno – che già conosciamo – con lo stesso nome: può trattarsi di amici e parenti, oppure di personaggi dello spettacolo o celebrities.
Molto efficace – se possibile – è anche scrivere il nome della persona appena conosciuta.

Presentazioni & momenti di imbarazzo

una ragazza nasconde il volto con un braccio

Può capitare di riconoscere il viso di una persona, ma di non riuscire assolutamente a ricordarne il nome.
Il mio suggerimento è quello di essere sinceri e dire qualcosa tipo “Perdonami, so che ci siamo già conosciuti e ricordo bene il tuo viso, ma ho una pessima memoria e mi sfugge il tuo nome”.

Un’altra strategia – valida anche per soccorrere qualcuno che evidentemente non si ricorda il nostro, di nome – è approcciare la persona  con una  frase tipo potrebbe essere “Buonasera! Sono Elisa Motterle, e se non sbaglio siamo già visti l’anno scorso, alla cena di Natale a casa di Anna Rossi”. La speranza è che l’altro colga la situazione e ci ripeta come si chiama.

Infine, può capitare di dover presentare due persone e di non ricordarsi il nome di una delle due.
In questo caso, l’unica via di uscita onorevole (ma applicabile solo in contesti non troppo formali)  è un generico “Vi siete già conosciuti?”

Autopresentazione: si o no?

un ragazzo con un'espressione dubbiosaInfine, ci si può auto-presentare?
In ambito business, assolutamente si: l’auto-presentazione è assolutamente caldeggiata, e vale la pena di fare qualche prova per non farsi cogliere impreparati.

In un contesto sociale, invece, secondo le regole del galateo l’auto-presentazione non è ammessa, perché presentare tra loro gli ospiti è compito del padrone di casa.
Tuttavia, pensando al mondo contemporaneo, secondo me si possono fare dei distinguo.
Certo, se siamo ospiti a casa di qualcuno per una cena di otto persone, aspetteremo i padroni di casa per le presentazioni.
Ma in situazioni sociali affollate (per esempio grandi party, matrimoni e simili) auto-presentarsi è assolutamente consigliato perché alleggerisce il carico di chi ospita la festa.

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una ragazza con vestito a righe blu

Foto di apertura: Moose Photo
Altro foto: Bruce Mars, Godisable Jacobs, Moose Photos, Daria Shevstova, Andrew Neel, Marti Pechy, Anastaiya Gepp
tutti via @Pexels

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