Bon Ton in Vacanza: buone maniere da mettere in valigia

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Bon ton e vacanze

Le vacanze sono il momento più atteso dell’anno, e anche quest’Estate oramai ci siamo.
Le valigie sono pronte e la partenza è dietro l’angolo:  tutto ci sembra più leggero, perché andare in vacanza è sinonimo di libertà.

Però.
È
successo a tutti, prima o poi. Sei sotto l’ombrellone e vorresti concederti una siesta, ma il vicino continua a vociare al telefonino. Visiti una città d’arte ti muovi tra frotte di turisti vocianti e seminudi. Arrivi in vetta alla montagna e ci trovi i rifiuti abbandonati.

La libertà, che di per sè è sacrosanta, purtroppo spesso viene confusa con la mancanza di rispetto per gli altri. In vacanza, certo, ma non solo.

Eppure basta poco per porre le basi di una convivenza piacevole e civile.
Ecco qualche considerazione in proposito, a seconda della destinazione scelta.

Città d’arte

  • Mantenere un abbigliamento decoroso. Va bene, siamo in vacanza. É vero, il termometro supera abbondantemente i trenta gradi. Ciò nonostante, siamo pur sempre in città. Lasciamo perdere pantaloncini inguinali, vestitini striminziti, canotte ridottissime (o peggio, per i signori uomini, il torso nudo) e ciabatte da piscina. Non è difficile mettere insieme un guardaroba fresco e se non elegante almeno dignitoso.  Basta scegliere ampi in tessuti leggeri, cappelli in paglia, sneakers in tela o espadrillas, che siano comodi e funzionali.
  • Rispettare i luoghi che si visitano: non insisterò mai abbastanza su questo punto. Ogni volta che visito un monumento e vedo scritte a pennarello (o peggio, incise) sui muri e chewingum appiccicati ovunque mi prende lo scoramento.
    Ma, vandalismo a parte, ci sono altri aspetti da non dimenticare.
    Per esempio, che le fontane non sono piscine pubbliche: abluzioni e pediluvi sono del tutto fuori luogo.
    I piccioni non vanno nutriti: buttereste le briciole alle pantegane?
    Nei siti artistici e archeologici è vietato, oltre che incivile, asportare “souvenir” e toccare le antichità.
    Nei luoghi di culto è obbligatorio avere un contegno rispettoso e non mostrare troppa pelle nuda.
    Alzare la voce, assumere pose comiche per scattare un selfie “divertente” o fare osservazioni “spiritose” sulle opere d’arte sono atteggiamenti tollerabili (forse) solo nei ragazzini in gita di terza media.
  • Raccogliere i propri rifiuti. Questo vale ovviamente dappertutto, ma nelle città d’arte che in alcuni periodi vengono letteralmente invase dai turisti, è una tema particolarmente caldo.
    Bottigliette vuote, fazzolettini usati, mozziconi di sigaretta, i già citati chewing-gum e chi più ne ha più ne metta. I visitatori civili eliminano la spazzatura negli appositi cestini. E se questi non ci sono, tengono l’immondizia in borsa fino al momento in cui sarà possibile disfarsene in maniera appropriata.
  • Fare shopping intelligente. La vendita di souvenir è una voce importante nel bilancio delle città d’arte. Per questo motivo, meglio spendere qualche euro in più, ma acquistare autentici prodotti di artigianato del luogo. Evitando la paccottiglia made in china si supportano le comunità locali. E si contribuisce a mantenere vive tradizioni secolari, che sempre più spesso rischiano la morte, minacciate dall’invasione di robacce low cost.

Mare

  • Rispettare i vicini. Non è difficile: moderare il tono della voce, usare gli auricolari per ascoltare la musica, prestare attenzione quando si gioca (o quando si scuote l’asciugamano a fine giornata) per non sollevare nuvole di sabbia che potrebbero finire addosso agli altri. Viene da chiedersi perché a così tante persone queste semplici accortezze proprio non riescano.
  • Rispettare l’ambiente. Non si tratta solo di non lasciare rifiuti in spiaggia o peggio, in acqua. Prelevare la sabbia come souvenir, lasciare che i bambini giochino con granchi e pesciolini catturati nei secchielli dimostrano che il mare non lo amiamo poi così tanto.
  • Fumare (se proprio si deve) con garbo. Il fatto di essere all’aria aperta non vuol dire che la sigaretta non possa infastidire  qualcuno. È sempre cortese chiedere il permesso ai vicini prima di accendere una bionda. Spero sia ovvio ma io lo ripeto: mai, mai e poi mai lasciare i mozziconi nella sabbia, è il pinnacolo della cafoneria.
  • Ri-vestirsi. Okei, la spiaggia è proprio lì dietro. Ma appena si poggia piede sull’asfalto, meglio coprirsi un po’: non siamo alla sfilata di miss bikini. Una tshirt, un pareo, degli shorts indossati sul costume sono sufficienti a creare una mise decorosa per recarsi al bar, all’edicola o incamminarsi verso casa.

Montagna

  • Salutare e dare la precedenza. Sui sentieri vigono due regole: la prima è che si saluta sempre, anche gli escursionisti che non si conoscono. La seconda è la precedenza spetta sempre a chi sta salendo, perché affronta il cammino più faticoso. Bonus: come saluto, sulle Dolomiti, un bel GrussGott vi farà benvolere.
  • Adattarsi. Ristorantini di paese e rifugi di montagna – tranne che nelle località molto mondane – non sono attrezzati per venire incontro alla vostra dieta paleo, all’intolleranza al lattosio e/o al glutine. Quindi non vi lamentate se non trovate il latte di soia per il cappuccino vegano e se alla domanda “che verdure avete?” vi rispondono: “polenta!”
  • Condividere. Durante le escursioni, i generi di prima necessità come acqua, panini eccetera vanno condivisi con il resto del gruppo. È anche opportuno che ognuno si serva con moderazione, per non dar fondo alle provviste prima del tempo.
  • Rispettare flora e fauna. L’invito a non lasciare rifiuti in giro è ovvio. Meno scontato, ma sempre utile, ricordare che gli animali selvatici non vanno infastiditi, e che i fiori di montagna non vanno raccolti. La raccolta frutti di bosco e funghi è invece consentita: bisogna però verificare i regolamenti comunali, che limitano le quantità oppure i periodi in cui la raccolta è consentita.

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