!Caution fragile!

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“Tutte le Palle del Marketing” s’intitolava un famoso libro di Seth Godin…

E che il marketing s’inventi un sacco di storie ormai è cosa risaputa, persino dalla Casalinga di Voghera che snobba la tessera del supermercato e rinuncia pure alle promozioni pur di evitarsi tonnellate di spam in cassetta.

Merito del web, dei free press o del mitico Word-of-Mouth, fatto sta che i marchi hanno una reputazione: la Nike con lo scandalo sul lavoro minorile è stato il caso più eclatante, ma oggi lo sa anche la fruttivendola che le le borse di Prada le fanno i cinesi a Prato, che vivono in batteria come i polli.

Però Prada rimane tra i most coveted, nonostante tutto. Per quanto faccia delle scelte stilistiche che trovo personalmente discutibili, riconosco alla griffe di Miuccia un enorme talento nell’alimentare il sogno, tenendosi in bilico sul filo sottile che distacca l’oggetto fisico dall’intangibile immaginario che gli si collega.

Certo, lo sappiamo tutti che è una farsa.

Perchè continuiamo a credere alle favole, allora?

Semplicemente perchè ne abbiamo bisogno.

 

Perchè siamo fragili.

Questo articolo ha 7 commenti.

  1. anonimo

    >Decisamente,

    I Agree.

  2. phil77

    >Favole costose, però.

  3. Melkor78

    >Non so quale tipo di fragilità possa portare a credere in favole fashion ma sicuramente mi è sconosciuta. O forse la fragilità è per tutti la stessa e ognuno si difende a modo suo, secondo il proprio carattere. Certo che prato fa impressione, c'è pure il bilinguismo sui cartelli stradali, meno male che i cinesi mi stanno simpatici 😉 X

  4. DowntownDoll

    >@melkor

    è un piacere che tu sia tornato.

    Quali sono le favole fashion?

    Niente di più banale.

    Solo con quel vestito farò bella figura

    Questa è la mia maglietta fortunata

    Ho gli stessi occhiali di paris hilton :'(

  5. Sh4d0W

    >Parole stupende, il video è un qualcosa di unico.

  6. anonimo

    >Perchè siamo dei grandissimi coglioni.

    Banale, lo so, ma che ci vuoi fare?

    Fulcro Valtellini

  7. anonimo

    >1950

    Hollywood

    Marilyn

    Come Rita, questa ragazza è stata ritoccata. Aveva palpebre piene, doppio mento, il naso a patata e denti troppo lunghi: Hollywood le asportò grasso, le tolse cartilagini, le limò i denti e trasformò i suoi capelli castani e insulsi in un’ondata di oro sfolgorante. Poi i tecnici la battezzarono Marilyn Monroe e le inventarono la storia di un’infamia patetica da raccontare ai giornalisti.

    La nuova Venere fabbricata a Hollywood non ha più bisogno di infilarsi in letti altrui in cerca di contratti per ruoli di seconda in film di terza. Non vive più di salsicce e caffè, né soffre il freddo d’inverno. Ora è una stella, ovvero: una personcina mascherata che vorrebbe ricordare, ma non ci riesce, quel certo momento in cui volle semplicemente essere salvata dalla solitudine.

    Eduardo Galeano

    Memoria del fuoco

    Rizzoli

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